📽️ Durata: 1h37
📺 Disponibile su Netflix

Ci sono film che scorrono lisci, ti raccontano una storia e finisce lì. E poi ci sono quelli che ti restano addosso, come una casa troppo silenziosa dove senti di non essere mai davvero solo. The House, su Netflix, è uno di questi. Un film in stop-motion che sembra una fiaba gotica, ma che sotto la superficie parla di controllo, ossessioni e illusioni.

La Trama

Diviso in tre episodi indipendenti ma legati da un’unica casa misteriosa, The House esplora storie diverse in epoche diverse:

  • Primo atto: una famiglia povera riceve l’offerta di trasferirsi in una lussuosa villa, costruita da un architetto enigmatico. Ma il sogno si trasforma presto in un incubo, e la casa sembra avere una volontà propria.
  • Secondo atto: nel presente, un imprenditore ristruttura la casa per rivenderla, ma gli acquirenti che si presentano sono tutt’altro che normali.
  • Terzo atto: in un futuro post-apocalittico, la casa è l’unico edificio rimasto in un mondo sommerso dall’acqua. La sua proprietaria cerca disperatamente di rimanere aggrappata a un passato che non esiste più.

Tre storie, tre generi diversi (horror psicologico, satira, distopia), ma un unico tema: il rapporto tra le persone e i luoghi che abitano.

Il Contesto Tematico

Oltre alla superficie da fiaba dark, The House è una riflessione sulla casa come simbolo di ambizione, controllo e fallimento.

Nel primo atto, la casa rappresenta il sogno della mobilità sociale che diventa una prigione dorata. Nel secondo, il mondo immobiliare e l’ossessione per il successo. Nel terzo, la necessità di lasciar andare il passato e accettare il cambiamento.

Ogni episodio affronta un diverso tipo di dipendenza: dal potere, dal denaro, dalla nostalgia. E lo fa con una sottile inquietudine che cresce sotto pelle.

Stile e Regia

Dimentica il classico stop-motion alla Wallace & Gromit o Nightmare Before Christmas. Qui l’animazione è iperrealistica e disturbante: le marionette hanno occhi espressivi al limite del perturbante, i movimenti sono fluidi ma innaturali, e gli ambienti sembrano respirare.

La regia sfrutta luci e colori per dare un’identità a ogni storia: il primo atto è soffocante, con toni caldi che diventano sempre più opprimenti; il secondo è freddo e artificiale come uno showroom immobiliare; il terzo è malinconico, dominato dai toni dell’azzurro e del grigio, come un eterno tramonto su un mondo che scompare.

Anche il sonoro gioca un ruolo chiave: rumori di fondo, silenzi prolungati e una colonna sonora minimale aumentano il senso di disagio.

La Mia Esperienza

Non è un film facile. Il primo episodio mi ha ipnotizzata e messa a disagio allo stesso tempo: la casa che lentamente divora i suoi abitanti è una delle metafore più agghiaccianti che abbia visto. Il secondo episodio è quello che mi ha convinta meno, forse perché la satira sul mercato immobiliare è un po’ più didascalica. Ma il terzo mi ha lasciato con quella tristezza sottile che solo i film migliori sanno dare.

Se ti piacciono le storie che ti prendono per mano e ti spiegano tutto, The House potrebbe frustrarti. Ma se ami l’inquietudine sottile e i film che lasciano spazio all’interpretazione, allora è un’esperienza che vale la pena vivere.

Vale la pena guardarlo?

Se ami le animazioni sperimentali e il cinema che lascia più domande che risposte, The House è un’esperienza unica. Ma se cerchi una storia lineare e facilmente digeribile, potresti trovarlo troppo criptico o lento.

E tu? Hai già aperto la porta di The House?

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