Ci sono film di guerra che amano mostrare strategie, mappe, esplosioni spettacolari. E poi ci sono film come Niente di nuovo sul fronte occidentale (2022, Netflix, regia di Edward Berger) che scelgono un’altra strada: non la retorica epica, ma la lama fredda della disillusione. È una nuova trasposizione del romanzo di Erich Maria Remarque, e probabilmente una delle più dure e potenti mai realizzate.
Trama in breve
Paul Bäumer e i suoi compagni, giovani tedeschi sedotti dalla propaganda patriottica, si arruolano pieni di entusiasmo. Ma quello che trovano al fronte è un inferno fatto di trincee fangose, fame, gelo e una morte sempre vicina. Non c’è spazio per l’eroismo: solo la lenta e inesorabile perdita di innocenza, fino a diventare quasi irriconoscibili a se stessi.
Stile e regia
Berger adotta una regia che definirei “sensoriale”: la macchina da presa incolla i nostri occhi ai volti sporchi, al fango, al sangue. La fotografia è cupa ma esteticamente curatissima, con contrasti che ricordano a tratti quadri impressionisti immersi nel caos. La colonna sonora elettronica, minimalista e ossessiva, rompe con le convenzioni del cinema bellico classico e ci tiene sempre in allerta, come un battito cardiaco fuori tempo.
Il film è un’esperienza immersiva che non lascia spazio a vie di fuga: non osserviamo soltanto, ma viviamo il senso di claustrofobia. Questo racconto è una denuncia del divario tra chi la guerra la combatte e chi la decide. Da un lato i giovani sacrificati, dall’altro i generali e i politici al caldo, intenti a parlare di onore e di patria. È un messaggio che non riguarda solo il 1914-1918, ma tutte le guerre: i veri mostri sono i sistemi che riducono le vite a ingranaggi sacrificabili.
Punti di forza
- Regia solida e coerente con il messaggio.
- Fotografia potente, quasi pittorica.
- Colonna sonora originale e disturbante al punto giusto.
- Scelta di evitare sentimentalismi facili.
Punti deboli
- Durata un po’ lunga, in alcuni momenti il ritmo si trascina.
- Una certa prevedibilità narrativa (già dal titolo, sappiamo che non arriverà nessuna “gloria”).
La mia esperienza
Guardare questo film non è stato “emozionante” nel senso classico: non ho pianto, ma ho sentito un nodo costante allo stomaco, un disagio che non mi ha lasciata nemmeno dopo i titoli di coda. È cinema che non consola, che non ti offre una catarsi, ma ti costringe a restare dentro al vuoto.
Ed è proprio qui la sua forza: Niente di nuovo sul fronte occidentale non è solo un film, è un atto di memoria collettiva. Ci ricorda che dietro alle statue, ai discorsi solenni e alle celebrazioni, ci sono sempre corpi giovani che non hanno mai avuto il privilegio di invecchiare.
E guardandolo oggi, con guerre che continuano a esplodere in diverse parti del mondo e con un sistema che sembra ripetere sempre lo stesso copione – chi comanda resta al sicuro, chi non ha voce paga il prezzo più alto – diventa impossibile non sentire l’attualità di questa storia. Le trincee cambiano forma, ma la logica che mette al centro il profitto e lascia ai margini le vite resta intatta. Ed è forse questo il messaggio più inquietante: che il “niente di nuovo” non riguarda solo il passato, ma anche il nostro presente.





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