Arrivare al Paradiso dopo il Purgatorio è come passare da un sentiero di montagna a una terrazza sospesa sopra il mondo, con la sensazione stranissima che l’aria sia troppo chiara per essere vera. Nel terzo canto della Commedia Dante cambia qualcosa di fondamentale: non si sale più con i piedi, ma con lo sguardo. L’ascesa non è geografica, è interiore. E questo rende il Paradiso il regno più difficile da raccontare, ma anche quello in cui la trama si dilata davvero, come se ogni passo aprisse un orizzonte nuovo.

Qui ritorna la struttura del famoso 9+1, la stessa logica che aveva governato Inferno e Purgatorio. Ci sono nove cieli, legati al vecchio sistema tolemaico, e poi l’Empireo, la vera dimora di Dio e dei beati. Ma la cosa interessante è che ogni cielo non è un luogo definitivo. È più un riflesso, un modo in cui gli spiriti possono manifestarsi a Dante secondo ciò che li ha guidati in vita. È come se il Paradiso parlasse attraverso livelli di luce, che diventano di volta in volta più intensi e più difficili da sostenere.

La trama dell’ascesa

La storia riprende nel momento in cui Dante è pronto a lasciare la montagna del Purgatorio. Beatrice prende in mano la guida e la narrazione si trasforma quasi immediatamente in un dialogo luminoso. Dante inizia la sua ascesa attraversando i cieli planetari, e ogni cielo è un incontro con anime che condividono con lui una parte della loro storia spirituale. La cosa affascinante è che in Paradiso non si parla più di peccato, ma di partecipazione alla verità. È un viaggio che non punisce e non purifica, ma illumina.

Nei primi tre cieli Dante incontra gli spiriti che non raggiunsero la perfezione assoluta, persone che vissero virtù sincere ma un po’ ostacolate. La Luna accoglie chi fece voti infranti. Mercurio chi cercò gloria terrena. Venere chi amò con passione ma senza misura. Ogni anima racconta la propria vicenda senza vergogna e senza dolore. È come se la narrazione si aprisse in un grande salotto cosmico dove la memoria finalmente non pesa più.

Poi la salita cambia ritmo. Si passa ai cieli degli spiriti attivi, quelli che agirono per la fede, per la giustizia, per la conoscenza. Nel Sole Dante incontra i sapienti, nel cielo di Marte i combattenti per la fede, in quello di Giove i giusti, e in quello di Saturno i contemplativi. Qui la trama diventa densissima, quasi filosofica. I discorsi si fanno complessi, ma sempre con quella dolcezza che hanno le cose che non devono più difendersi.

E mentre tutto questo succede, Dante è sempre più travolto dalla luce di Beatrice, che cresce a ogni cielo come se stesse diventando trasparente e insieme più reale.

La svolta dell’Empireo

Quando Dante lascia il Primo Mobile e arriva all’Empireo la storia cambia completamente tono. L’Empireo non è più spazio, non è più tempo, non è più cielo. È un luogo che somiglia a un’immensa rosa bianca, un anfiteatro di luce dove le anime siedono in cerchi concentrici come petali. Lì Dante vede per la prima volta la disposizione finale dei beati. E soprattutto ritrova Beatrice nella sua forma più luminosa.

E qui avviene un passaggio fondamentale della trama: Beatrice cede il ruolo di guida. Al suo posto arriva Bernardo di Chiaravalle, figura monastica simbolo di contemplazione e amore mistico. È lui che prepara Dante all’ultimo passo, quello impossibile.

La visione di Dio

L’ultima parte del Paradiso è una lenta, tremante preparazione a un incontro che nessun essere umano dovrebbe poter sostenere. Bernardo prega la Vergine perché Dante possa sopportare la luce divina. E quando finalmente accade, il poema entra in un territorio narrativo inequivocabile, quasi un paradosso poetico. Dante vede l’essenza di Dio, ma la lingua non può raccontarla. Ci prova comunque, con immagini che si avvolgono su se stesse come spirali di luce.

La visione finale è l’ultimo tassello della trama. Dante vede nell’unità divina anche l’umanità di Cristo, e in quel punto improvviso tutto il viaggio si ricompone: la selva oscura, Virgilio, il cammino, la salita, la luce. È un istante che scivola fuori dal tempo, e poi il poema finisce di colpo, come se Dante avesse scritto l’ultima riga trattenendo il respiro.

Come chiude la storia

Il Paradiso non è un finale felice nel senso tradizionale. È un finale verticale. Dante non torna a casa cambiato. Torna portando un’esperienza che nessuno può verificare e che nemmeno lui può pienamente raccontare. Ma questo è proprio il bello della Commedia. La trama è un viaggio che inizia nella paura, attraversa la fatica e arriva in una luce che non consola, ma trasforma.

E con questo si chiude la trilogia. Inferno come verità nuda, Purgatorio come guarigione, Paradiso come visione. Un percorso in cui anche chi legge, in qualche modo, sale.

Una replica a “La Divina Commedia – Paradiso”

  1. Grazie per aver raccontato la Commedia ^_^

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