Anche se sto portando avanti i miei post in ordine cronologico sulla letteratura italiana studiando movimenti correnti e quella trama sottile che collega un secolo all’altro ho deciso che quest’anno voglio mescolare un po’ le carte. Ogni progetto precisa respirare e a un certo punto mi sono accorta che leggere solo in linea retta rischiava di diventare una maratona senza acqua. Così in questo spazio di pausa è arrivato La distanza che ci separa di Renato Cisneros entrando in punta di piedi e poi occupando tutto il tavolo come succede con quei libri che non ti chiedono permesso.
La trama
Renato tenta di ricostruire la figura del padre un militare centrale nella vita pubblica del Perù e quasi assente nella vita privata. Questa assenza non é un vuoto silenzioso é piuttosto un rumore di fondo che accompagna tutta la sua infanzia e che diventa più forte quando lui cresce e si rende conto di quanto poco sappia davvero dell’uomo che ha segnato la sua vita. Da questa frattura nasce la storia un’indagine che procede tra ricordi testimonianze lettere nascoste fotografie storte e materiali d’archivio che a volte sembrano più sinceri delle persone che li hanno prodotti.
Mentre Renato smonta e rimonta la figura del padre scopre che ogni versione che trova è incompleta perché l’uomo pubblico e il padre privato non coincidono mai davvero. È come se il genitore fosse stato diviso in due identità e nessuna delle due volesse confessare fino in fondo la sua parte di verità. Ci sono momenti in cui Renato si sente quasi un detective improvvisato cercando indizi in dettagli minimi una frase detta a metà una pausa lunga durante un’intervista una fotografia dove tutti sorridono tranne lui.
La ricerca lo conduce in ambienti molto diversi tra loro dalle stanze della casa di famiglia dove gli oggetti conservano una memoria tutta loro agli archivi dello Stato in cui il padre appare in forma di dossier grafici relazioni ufficiali. In questo passaggio continuo tra pubblico e privato il romanzo si apre come una mappa che non sai mai se ti porterà a una risposta o a un altro vicolo cieco. E proprio in questo movimento Renato inizia a scoprire anche se stesso perché mentre cerca di capire il padre comincia a notare le impronte che quell’uomo lasciò sulla sua personalità sulle sue scelte sulle sue fragilità.
È un viaggio che raramente procede in linea retta perché ogni porta che apre svela un pezzo del suo passato ma anche un’ombra che aveva ignorato per anni. A volte la scoperta arriva com un urto leggero quasi impercettibile e altre volte com un colpo più brusco che rimette tutto in discussione. È questo movimento oscillante che dà al libro un’energia particolare perché a ogni passo la domanda non é più solo chi era mio padre ma anche chi sono io dentro questa storia che non ho scelto ma che continuo a ereditare.
Movimento letterario e contesto storico
Il romanzo si inserisce nella corrente contemporanea dell’autofiction latinoamericana quel filone in cui gli scrittori scavano nelle biografie familiari per interrogare identità e memorie condivise. Sullo sfondo c’è un Perù percorso da tensioni politiche e militari che hanno segnato intere generazioni. La forza del libro è proprio questa sovrapposizione tra sfera privata e storia nazionale perché le due non vengono mai presentate come mondi separati.
Stile e scrittura
Cisneros scrive con una voce limpida ma segnata da incertezze che diventano parte del fascino del testo. È una prosa che procede per cerchi più che in linea retta e invita a seguire il movimento del pensiero mentre si costruisce e si sfalda. Non ci sono abbellimenti inutili solo una sincerità quieta che lascia emergere le contraddizioni del ricordo.
Il libro dialoga con gli studi sulla memoria sociale mostrando come le storie personali siano inevitabilmente modellate dai contesti collettivi. Ci sono echi della teoria del testimone perché il narratore cerca una verità che sa già essere parziale e inevitabilmente filtrata dalla sua esperienza. C’è anche un risvolto sociologico sottile che illumina la trasformazione delle figure pubbliche in simboli e il modo in cui questi simboli possono complicare le dinamiche familiari.
Punti positivi e negativi
Tra i punti più riusciti c’è la fusione naturale tra storia intima e contesto politico che genera un equilibrio delicato ma potente. La sincerità del racconto permette al lettore di entrare nella storia senza sentirsi manipolato. I momenti meno efficaci appaiono quando la ricerca documentaria rallenta il ritmo e rischia di far perdere un po’ della tensione emotiva che è invece il cuore del libro.
La mia esperienza di lettura
Leggere questo romanzo è stato un po’ come entrare in una stanza piena di vecchi specchi ognuno riflette qualcosa ma mai esattamente lo stesso. Ho seguito Renato nella sua esplorazione e ho riconosciuto quella sensazione di cercare risposte che non arrivano mai completamente. Alla fine sono rimasta con la percezione che capire la propria storia non significa chiuderla ma imparare a conviverci. E forse è proprio questo che ha fatto dialogare così bene il libro con il mio percorso di letture anche se è arrivato fuori programma.




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