Ho deciso di scrivere su Giannetto proprio adesso anche se avrei potuto affrontarlo molto prima e forse è per questo che il libro torna con un certo peso. Nel programmare il mio percorso di studio per il 2026 ho scelto di riprendere la letteratura per l’infanzia con più attenzione mentre continuo a lavorare sui movimenti letterari e sulle opere che sto raccogliendo qui. Ci sono testi che restano ai margini senza fare rumore finché non li guardi con calma e capisci quanto abbiano inciso nella formazione dell’infanzia in un paese intero. Non è una scoperta improvvisa. È semplicemente il momento giusto per tornarci.

Perché i libri destinati ai bambini non sono mai soltanto libri. Sono piccoli mondi sociali che modellano comportamenti idee e aspettative. Giannetto funziona esattamente così. Se vuoi leggere il testo originale puoi trovarlo cliccando su (https://archive.org/details/bub_gb_87_7l0LucikC?utm_source).

Contesto
Siamo negli anni tra il 1830 e il 1840. L’Italia non è ancora un paese unito e la scuola funziona come un laboratorio in cui si prova a dare forma a una lingua comune e a un’etica condivisa. Parravicini partecipa a un concorso per libri di lettura morale destinati ai bambini e vince. Da quel momento Giannetto entra nelle scuole e circola in tutta la penisola come se fosse un oggetto necessario. È affascinante pensare che questo libro anticipi un’idea di educazione nazionale prima ancora che la nazione esista politicamente.

Trama
La storia segue la crescita di Giannetto come una lunga passeggiata attraverso la vita quotidiana che sembra ordinaria ma nasconde quei dettagli che costruiscono un carattere. Non ci sono avventure spettacolari. Ci sono lezioni di scuola che lo fanno sbuffare e poi capire, rimproveri materni che scottano appena, piccoli lavori che diventano esercizi di responsabilità. Ogni episodio è calibrato per mostrare come il bambino impari a disciplinare gli impulsi e a leggere il mondo adulto. È la quotidianità a modellarlo, non un evento straordinario.

La parte più significativa è che tutto questo viene raccontato come un percorso lineare di ascesa sociale costruito sul merito. Un modello quasi geometrico. Se studi con regolarità, se ti comporti bene, se sai sacrificare i desideri immediati, allora la vita si aprirà. È una visione perfettamente coerente con l’Ottocento, quando si credeva che la moralità personale potesse compensare le disparità economiche. Il libro non mostra mai gli ostacoli materiali. Li mette fuori campo e così costruisce un mondo dove la virtù è un ascensore infallibile.

Riletta oggi questa idea appare ingenua ma rivelatrice. Da un lato il libro vuole celebrare la disciplina e la buona volontà. Dall’altro ci ricorda quanto sia antico il desiderio collettivo di credere che basti essere meritevoli per superare tutto. È un racconto che smaschera le radici profonde della retorica del merito e ci mostra come fosse già presente nella pedagogia dell’epoca.

Movimento letterario
Giannetto appartiene alla tradizione educativa dell’Ottocento che vedeva la letteratura come estensione dell’autorità scolastica. Qui la creatività non è centrale. Conta la funzione pedagogica. Per chi studia letteratura per l’infanzia questo libro è un documento prezioso perché mostra come la narrativa contribuiva alla costruzione della cittadinanza innanzitutto attraverso l’obbedienza. Solo più tardi con Pinocchio e poi con Cuore la figura del bambino inizierà a complicarsi.

Stile e scrittura
La prosa è semplice e diretta, pensata più per essere utile che per sorprendere. C’è una misura costante nelle frasi, una calma che riflette la didattica dell’epoca. È un testo costruito per essere letto in classe ad alta voce, dove ogni episodio diventa lezione morale. Non c’è ironia né ambiguità, ma c’è una sincerità quasi disarmante nella volontà di educare ogni gesto del protagonista.

Punti positivi e negativi
Il punto forte di Giannetto è il suo valore storico. Leggerlo oggi significa entrare nelle aule di un secolo che stava cercando di inventare la propria idea di infanzia. È un documento vivo che mostra come si insegnava a leggere e a comportarsi.

Il limite è che la lettura non é sempre fluida per chi cerca emozioni o immaginazione. La moralità è così centrale che a volte pesa, perché il protagonista incarna un ideale di virtù quasi irraggiungibile e quando un libro infantile definisce troppo strettamente il “bambino ideale” finisce per restringere la varietà di infanzie possibili.

La mia esperienza di lettura
Scrivere su Giannetto è stato come tornare a un archivio che conoscevo solo di sfuggita. La storia in sé non sorprende. Sorprende invece rileggerla oggi e notarvi tutti quei meccanismi che definivano cosa fosse un bambino buono responsabile e meritevole. È una lettura che aiuta a capire quanto la narrativa per l’infanzia abbia sempre dialogato con la società e con i suoi desideri.

Una replica a “Giannetto – Luigi Alessandro Parravicini”

  1. Mi ha colpito molto il passaggio in cui scrivi che i libri per bambini non sono mai solo dei libri. È verissimo, non solo perché la memoria dei bambini è formidabile e riesce ad assimilare molto più di quanto pensiamo, ma anche perché queste storie apparentemente “infantili” hanno sempre qualcosa da insegnare… Di tanto in tanto, io stessa mi diverto a sfogliare i miei libri preferiti da bambina, e ci trovo sempre degli spunti di riflessione che in precedenza mi erano sfuggiti 😊
    Grazie mille per questa nuova e bellissima recensione, cara Tamiris, buon weekend! 🙏👏🏻

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