Ho approfittato del fatto che HBO Max sia arrivato in Italia e, come ogni persona perfettamente stabile e serena, ho corso a farmi la mia lista infinita di cose da vedere. Quella lista che nasce con l’intenzione innocente di due titoli, poi si moltiplica e finisce per contenere anche un documentario sui funghi e una miniserie scandinava di cui nessuno conosce il finale.

E il primo titolo che ho messo dentro, praticamente a colpo sicuro, è stato Una battaglia dopo l’altra.

La trama

Leonardo DiCaprio interpreta un ex rivoluzionario che prova a rimettere insieme una vita normale, ma il passato non è il tipo che rispetta i confini. Quando lui e sua figlia finiscono nel mirino di un ufficiale corrotto, la storia diventa una corsa, e non solo nel senso fisico. È una fuga che ti costringe a guardare cosa resta degli ideali quando entrano in scena la paura, la responsabilità e quella domanda che non è mai comoda, ovvero quanto costa davvero avere ragione.

Regia e stile

Paul Thomas Anderson firma regia e sceneggiatura e fa quello che gli riesce meglio, costruisce un mondo credibile ma attraversato da una crepa sottile, come se sotto la normalità ci fosse sempre qualcosa di inquieto che pulsa. Anche il tono segue questa logica, passa dalla tensione quasi da thriller all’assurdo e poi rientra nel dramma senza chiedere permesso, non per fare il furbo ma perché la realtà, quando la guardi davvero, è spesso comica e crudele nello stesso respiro. La messa in scena resta asciutta, mai esibizionista, con una macchina da presa che sembra più osservare che comandare, e questo ti dà quella sensazione rara di essere dentro la storia senza sentirti spinta a provare “l’emozione giusta”.

Qui la forma non è un contenitore neutro, è parte del discorso, perché alternare ritmo, registro e intensità diventa un modo per parlare di potere, memoria e disillusione senza ridurli a una narrazione pulita e ordinata. E mi piace molto anche come gestisce l’ambiguità, i personaggi non sono tesi con le gambe, oscillano, si contraddicono, fanno compromessi, e proprio lì il film dice qualcosa di forte senza doverlo proclamare. Alla fine resta addosso l’idea che sia facile innamorarsi della parola cambiamento, molto meno viverne la pratica quotidiana, tra famiglia, stanchezza, conseguenze e quelle strutture che si proteggono, cambiano maschera e continuano a chiederti obbedienza, più come un’eco persistente che come una lezione.

Punti positivi

  • Mi piace quando un film si prende dei rischi, e qui i rischi ci sono
  • DiCaprio funziona molto bene in questa modalità più vulnerabile, meno iconica, più terrestre
  • Il film ha un’energia strana, viva, che ti tiene attaccata anche quando ti destabilizza
  • La scrittura non ha paura di lasciare zone grigie, e io per le zone grigie ho una simpatia enorme
  • Ci sono momenti in cui ridi e poi ti accorgi che stai ridendo di qualcosa di serio, e quella frizione è preziosa

Punti negativi

  • È lungo, e non sempre la lunghezza lavora a suo favore
  • Il cambio di tono può risultare irritante se cerchi una narrazione più lineare e compatta
  • A tratti sembra quasi che il film voglia mettere alla prova la tua pazienza, e non sempre è una prova necessaria
  • Se ti aspetti una storia che ti consegni un senso ordinato, potresti uscirne con la sensazione di dover fare tu una parte del lavoro

La mia esperienza guardandolo

Sono partita con l’idea di fare play e basta, e mi sono ritrovata più volte in avanti sul divano, con quella concentrazione da sala cinema. A un certo punto ho messo pausa solo per bere acqua, come se stessi uscendo da una lite. E quando è finito ho avuto quel minuto di silenzio in cui non vuoi subito parlare, vuoi solo lasciare che il cervello sistemi emozioni e idee in un ordine provvisorio.

A chi lo consiglio

A chi ama Paul Thomas Anderson o vuole capirne il fascino
A chi ha voglia di un thriller che non rinuncia a essere strano, ironico, a tratti spigoloso
A chi non si spaventa se un film intrattiene e contemporaneamente ti lascia addosso domande su responsabilità, potere e coerenza
A chi, come me, ha una relazione un po’ tossica con le storie che ti seguono anche dopo i titoli di coda

A chi forse no

A chi cerca qualcosa di breve, semplice e consolatorio
A chi vuole un tono unico e pulito dall’inizio alla fine
A chi preferisce film che dichiarano tutto chiaramente invece di suggerire, insinuare e lasciare spazio

E sì, adesso che è su HBO Max, è anche uno di quei titoli perfetti per inaugurare la piattaforma con un minimo di teatralità personale. Io l’ho fatto, e ora la mia lista infinita mi guarda dal salotto come un promemoria molto poco discreto.

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