La verità? L’ho scelto per la copertina. E poi era gratuito con l’abbonamento Prime, già lì, a un clic di distanza, praticamente bussando alla porta come l’ospite del titolo.
Ho letto la recensione, tanto per non dire che avevo deciso impulsivamente e subito qualcosa mi è scattato dentro: la promessa di un thriller domestico. E così eccoci qui.
La trama (senza spoiler)
La storia ruota attorno alla famiglia Merritt, ancora ferita dalla morte della figlia maggiore. Quando Tanya, una studentessa inglese, arriva come ospite, tutto sembra quasi troppo bello per essere vero, educata, gentile, utile in casa… la ragazza ideale, insomma.
La madre, Natalie, la accoglie come se avesse ritrovato un pezzo perduto; il padre si lascia cullare da questa nuova presenza; e la figlia più giovane, Paige, sviluppa immediatamente quella sensazione di disagio che hanno solo gli adolescenti molto svegli e molto stanchi delle finzioni degli adulti.
E da lì parte il gioco.
Chi è davvero Tanya?
Cosa vuole?
E soprattutto cosa risveglia, con la sua “perfezione”, nelle crepe emotive della famiglia?
L’Ospite Perfetta appartiene al filone dei thriller psicologici domestici, che ormai sono diventati un modo molto contemporaneo di parlare di tutto ciò che non funziona nelle nostre idee di casa, famiglia e sicurezza emotiva.
Viviamo in un’epoca in cui il privato non è più rifugio garantito, ma un territorio fragile, permeabile, spesso costruito su equilibri instabili.
E questi romanzi nascono proprio qui, in quel momento in cui la normalità fa rumore.
Lamarr lavora dentro questo spazio di insicurezza culturale, raccontando come l’intimità possa essere manipolata, reinterpretata o invasa senza che nessuno debba nemmeno alzare la voce.
Stile e scrittura
La scrittura è scorrevole, pulita, con capitoli che cambiano punto di vista come chi apre finestre diverse per capire da dove entra la corrente.
La tensione cresce piano, senza artifici plateali, basta un gesto, una frase fuori posto, un silenzio che dura un secondo di troppo. È il classico slow-burn del thriller domestico, niente fuochi d’artificio, solo un braciere sotto la tavola che nessuno vuole ammettere di sentire.
Il romanzo gioca molto con il concetto di estraniamento domestico, la casa è la stessa ma diventa improvvisamente inquietante.
Il libro permette di osservare alcune dinamiche interessanti:
- il lutto come fantasma silenzioso che ridisegna i confini di una famiglia;
- il ruolo della madre come guardiana emotiva, spesso lasciata sola a gestire la frattura;
- la figura dell’ospite come specchio, come minaccia, come sostituzione;
- l’adolescente come testimone non corrotto, quello che percepisce prima degli altri.
E poi c’è quel tema sottilissimo: quanto desideriamo qualcuno che riempia un vuoto? E quanto quel desiderio può renderci ciechi?
Punti positivi
- La tensione psicologica costruita con grazia e misura.
- I punti di vista alternati, che creano ambiguità e complessità.
- La riflessione sul lutto e sull’identità familiare.
- L’ambientazione domestica che diventa un labirinto emotivo.
Punti negativi
- Il ritmo è lento, perfetto se ami il genere, frustrante se vuoi colpi di scena immediati.
- Alcuni personaggi avrebbero meritato qualche sfumatura in più.
La mia esperienza personale
L’ho letto in pochi giorni, con quella sensazione di “leggo solo un altro capitolo” che poi dura un’ora e mezza.
C’è stato un momento in cui ho quasi riso, nervosamente, pensando che l’unico motivo per cui avevo aperto il libro era:
- la copertina,
- era gratis,
- e una recensione mi aveva sussurrato: «vai, fidati».
A volte, i libri scelti per caso finiscono per scegliere noi con una precisione molto più inquietante di quanto vorremmo ammettere.




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