Libro 3 di 3: The Jaipur Trilogy
L’arte del profumo a Parigi sposta la storia lontano dalla polvere calda di Jaipur e la immerge nella luce diagonale di Parigi, tra atelier di profumi, musei, e strade che sembrano respirare un ritmo proprio.
La trama
Radha vive a Parigi, lavora nel mondo dei profumi e finalmente sente di avere uno spazio tutto suo. Il laboratorio in cui crea fragranze è un luogo di libertà e di possibilità, un angolo dove la chimica si mischia con la memoria e dove ogni essenza può diventare un racconto.
Attorno a lei si muovono la famiglia, le responsabilità non dette, un matrimonio che chiede equilibrio e due figlie che richiedono presenza. Radha vorrebbe essere tutto insieme artista madre moglie donna autonoma. Ma Parigi, con la sua bellezza abbagliante, mette alla prova chiunque tenti di reinventarsi.
Senza entrare nei dettagli della trama, basta dire che questo romanzo segue il filo più intimo della trilogia. È la storia di una donna che tenta di respirare con i propri polmoni, senza soffocare sotto aspettative che non ha scelto. E il profumo diventa non solo mestiere ma linguaggio, bussola, identità.
Il contesto storico
Siamo negli anni Settanta, un momento in cui il dialogo culturale tra Europa e India era in fermento. Parigi accoglie artisti, scienziati, migranti e sognatori. Ma accoglienza non significa facilità. Il romanzo mostra la città come un luogo di opportunità e al tempo stesso di solitudini sottili, quelle che si insinuano proprio mentre tutto sembra possibile.
Sul piano letterario, Joshi continua a lavorare dentro un realismo elegante, che non rinuncia alla critica sociale ma la amalgama con i sentimenti dei personaggi. Qui emerge un tema forte: la diaspora come luogo intermedio, una stanza sospesa tra ciò che si lascia e ciò che non si è ancora.
Lo stile
La prosa di Joshi si fa ancora più sensoriale. Il romanzo sembra costruito come una piramide olfattiva. Le note di testa sono francesi, luminose, affascinanti. Le note di cuore sono indiane, profonde, intrecciate alla memoria di Jaipur. Le note di fondo sono quelle dell’identità, che resta sulla pelle anche quando non ce ne accorgiamo più.
La narrazione è morbida ma non passiva. Si muove tra emozioni trattenute e gesti quotidiani che rivelano tensioni interne. Radha non è più una ragazza ferita ma nemmeno una donna completamente risolta. E Joshi non la giudica, la osserva con comprensione.
Se volessimo guardarlo con gli occhi della teoria letteraria, questo libro è quasi un Bildungsroman olfattivo. La crescita di Radha non passa solo attraverso scelte e relazioni, ma attraverso la capacità di nominare ciò che sente, definirlo, trasformarlo in qualcosa di concreto. Il profumo diventa una metafora dell’identità: invisibile, ma impossibile da ignorare quando c’è.
Sociologicamente il romanzo tocca temi come il lavoro creativo femminile, il peso delle aspettative matrimoniali e materne, e la possibilità di costruire spazi di autonomia anche dentro contesti che não foram feitos para eso. Parigi, in questo senso, è un laboratorio culturale e affettivo.
Cosa ho apprezzato
- La delicatezza con cui Joshi racconta l’arte del profumo, trasformandola in un linguaggio emotivo.
- La complessità di Radha, finalmente al centro della propria storia.
- L’intreccio tra vita personale, migrazione, creatività e desiderio di autonomia.
- La sensazione di leggere un romanzo che profuma, letteralmente, di rose, legni, memorie e libertà.
Cosa mi ha convinta un po’ meno
- In alcuni momenti il ritmo rallenta, come se il romanzo si lasciasse ipnotizzare dalla propria bellezza sensoriale.
- Alcuni conflitti potrebbero essere più esplorati, soprattutto quelli legati al mondo professionale.
- L’introspezione intensa di Radha può richiedere pazienza, anche se é proprio isso que dá profundidade ao livro.
La mia esperienza
La trilogia si chiude con una dolcezza che non nasconde le ferite ma permette di respirare.
Joshi non offre una morale bensì una sensazione. Crescere è un atto artistico e, proprio come i profumi, a volte ne comprendiamo il significato solo quando emerge l’ultima nota.




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