Adoro film storici, e quando ho sentito parlare di Numero 24 ero davvero curiosa. La storia di Gunnar Sønsteby, uno dei leader della resistenza norvegese contro l’occupazione nazista, mi sembrava il mix perfetto di tensione, emozione e un pizzico di introspezione morale. Quando finalmente è uscito, non ci ho pensato due volte: l’ho visto subito.
La trama:
Il film parte con Gunnar ormai anziano, seduto davanti a un gruppo di studenti universitari. Fin qui, tutto normale: racconta la sua vita, gli anni della guerra, le missioni di sabotaggio, quel periodo in cui tutto era incerto. Però non è solo un discorso celebrativo: senti che c’è qualcosa di più, qualcosa di irrisolto.
Poi arrivano i flashback, e ti trovi immerso nella Norvegia degli anni ’40. Gunnar, all’epoca un semplice contabile, decide di unirsi alla resistenza. Lo vediamo trasformarsi, diventare una figura chiave, guidare sabotaggi, rischiare la vita in ogni operazione. Ma c’è anche un lato più difficile: le esecuzioni di collaborazionisti. Non è una parte della storia facile da digerire, e il film non cerca di edulcorarla.
Il momento più forte, per me, è quando un membro del pubblico – uno studente come gli altri, apparentemente – si alza e gli dice di essere parente di una delle persone uccise dalla resistenza. Non è un confronto esplosivo, ma è potente. Ti mette davanti a una domanda difficile: quanto siamo disposti a sacrificare per la libertà?
Atmosfera e Dettagli Che Fanno la Differenza
Una cosa che mi ha colpito è quanto il film sia curato nei dettagli. Ogni scena sembra vera, dai costumi agli ambienti. Ti senti davvero nella Norvegia occupata, con quella tensione costante che ti segue per tutto il film.
La fotografia è scura, quasi opprimente, e questo rende bene l’idea di quanto fosse cupa l’epoca. Anche il ritmo del film è particolare: non c’è fretta, non ci sono grandi esplosioni o momenti hollywoodiani. Ti fa entrare nelle emozioni, ti lascia il tempo di sentire il peso di ogni decisione.
Un Protagonista Reale, Non Perfetto
Quello che mi ha conquistato di più è Gunnar. Non è l’eroe senza macchia e senza paura. È coraggioso, certo, ma è anche pieno di dubbi. Fa scelte difficili e vive con le conseguenze. Questa sua imperfezione lo rende più umano, più vicino.
Sjur Vatne Brean, che lo interpreta da giovane, è incredibile: c’è una forza e una vulnerabilità nei suoi occhi che ti colpiscono. Erik Hivju, invece, dà al Gunnar anziano un’aria di saggezza stanca, come se portasse addosso tutto il peso di quegli anni.
Perché Ti Consiglio di Guardarlo
Non è solo un film sulla Seconda Guerra Mondiale, ma una riflessione su cosa significhi davvero essere un eroe. Mi è piaciuto più di quanto pensassi, perché non si limita a raccontare una storia: ti costringe a fare i conti con domande difficili, a riflettere sulle scelte che definiscono una vita.
Se ti piacciono i film storici, questo è da vedere. È un film disponibile su Netflix, con una durata di 1h52, che ti catturerà. E anche se i film storici non sono il tuo genere, penso che possa sorprenderti.
L’hai già visto? Fammi sapere cosa ne pensi – sono curiosa di sapere se ha colpito anche te come ha colpito me!
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