Se ami il terrore psicologico e le storie che non solo spaventano ma lasciano anche un segno profondo, The Black Phone: Mai parlare con gli sconosciuti di Joe Hill è un’esperienza imperdibile. Con quasi 400 pagine, questa raccolta di racconti ti terrà incollato fin dall’inizio, esplorando paure primordiali e segreti oscuri, di quelli che riecheggiano nella mente molto tempo dopo aver chiuso il libro.
Joe Hill, figlio del maestro dell’horror Stephen King, ha dimostrato che il talento di creare narrazioni inquietanti è quasi ereditario. Trasforma il quotidiano in qualcosa di spaventoso e, in The Black Phone, il racconto che dà il titolo al libro, ci porta in un incubo claustrofobico. La trama è semplice, ma di un’intensità incredibile: Finney, un ragazzo rapito da un uomo conosciuto come “Il Rapitore”, si ritrova prigioniero in un seminterrato vuoto, con la sola compagnia di un vecchio telefono nero scollegato. Ma il terrore inizia quando il telefono, che non dovrebbe funzionare, comincia a squillare e Finney riceve delle chiamate dalle precedenti vittime del Rapitore, bambini che non sono riusciti a scappare, ma che ora cercano di aiutarlo a trovare una via d’uscita.
Questo racconto, da solo, vale la lettura dell’intero libro. Il telefono che permette di comunicare con l’aldilà è un simbolo di orrore e resistenza, poiché ogni chiamata rappresenta un filo di speranza e, allo stesso tempo, un oscuro promemoria di chi non ce l’ha fatta. È come se il seminterrato in cui Finney è rinchiuso custodisse i dolori, le grida e le storie di coloro che lo hanno abitato prima di lui. Ogni suggerimento, ogni consiglio che Finney riceve dalle voci che emergono dal telefono è carico di angoscia e tristezza, ma anche di una forza collettiva che sembra voler combattere fino all’ultimo.
Ma Mai parlare con gli sconosciuti non si ferma qui. La raccolta contiene molti altri racconti ugualmente inquietanti, ciascuno dei quali esplora una diversa sfumatura della paura. Hill sa bene che l’orrore non si cela solo nei mostri o nei fenomeni soprannaturali: risiede nei dettagli quotidiani, nei sentimenti repressi e nelle piccole ossessioni che possono crescere e consumarci. Ci trasporta in scenari in cui il soprannaturale si mescola al psicologico, mettendo in discussione la nostra percezione e facendoci domandare dove finisca la sanità mentale dei protagonisti.
Un altro aspetto affascinante di quest’opera è la profondità con cui Joe Hill costruisce i personaggi. In mezzo all’orrore e al suspense, ogni personaggio affronta i propri traumi e limiti, aggiungendo a ogni racconto uno strato di complessità emotiva che ci avvicina alle loro storie, anche quando sono oscure. Hill trasforma situazioni comuni in esperienze terrificanti, creando la sensazione che il pericolo possa essere sempre dietro l’angolo — e che nessuno sia veramente al sicuro.
Se sei appassionato di storie che esplorano l’ignoto, che mettono alla prova i limiti del psicologico e lasciano un senso di inquietudine anche dopo l’ultima pagina, The Black Phone: Mai parlare con gli sconosciuti è la scelta perfetta. Joe Hill combina magistralmente suspense e soprannaturale, offrendoci un’opera intensa e indimenticabile. È una lettura che ti farà pensare due volte prima di rispondere al prossimo squillo del telefono… o di aprire la porta a uno sconosciuto.
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