Eccomi di nuovo qui.
È passato un po’ di tempo dall’ultimo post, ma avevo una buona scusa: stavo finendo il mio master in Educazione. Tesi consegnata, lacrime versate, caffeina smaltita (quasi). Ora posso finalmente tornare a parlare di quello che mi fa respirare tra una crisi accademica e l’altra: serie che scuotono, fanno riflettere e lasciano un retrogusto amaro ma necessario.
Scale e Serpenti, la nuova serie messicana di Netflix, è stata la mia prima maratona post-tesi. E posso dire con certezza: non poteva esserci scelta più simbolica.
Trama
Dora López (interpretata da una splendida Cecilia Suárez) è un’insegnante di lunga data in una prestigiosa scuola nello stato di Jalisco. È brillante, onesta, idealista e per la prima volta, sembra che tutti i suoi sforzi stiano per essere riconosciuti: è in corsa per diventare direttrice. Ma un litigio tra due studenti figli di famiglie influenti, scatena un conflitto più grande, in cui entrano in gioco la politica, i soldi e il potere.
Quello che sembra un semplice episodio scolastico diventa presto il pretesto per mettere alla prova l’integrità di Dora. E la domanda che aleggia in tutta la serie è: quanto si può restare fedeli ai propri valori in un sistema che funziona solo attraverso i compromessi?
Punti forti
- La protagonista: Dora è complessa, autentica, e la sua evoluzione è dolorosa ma credibile. Non è un’eroina, è una donna reale messa in un sistema irreale.
- La critica sociale: l’educazione è solo lo sfondo, il vero tema è il potere. E come questo si muove in modo invisibile, soprattutto quando coinvolge i bambini.
- L’atmosfera: raffinata ma tagliente, tutto è pulito in superficie ma sotto c’è un universo che ribolle.
- Il cast: Cecilia Suárez regge la serie con una forza silenziosa, ma anche i personaggi secondari, dai genitori manipolatori ai colleghi ambigui, sono ben costruiti.
Punti deboli
- La metafora del gioco: il titolo è geniale, le scale che ti fanno salire ed i serpenti che ti fanno cadere, ma la metafora si perde un po’ nella narrazione. Appare forte all’inizio e alla fine, ma manca nel cuore della serie.
- Alcuni archi narrativi minori: ci sono sottotrame che meritavano più spazio o una chiusura più incisiva, alcuni personaggi vengono lasciati in sospeso.
- Ritmo poco dinamico: per chi cerca colpi di scena e climax adrenalinici, potrebbe risultare lento. Ma forse è anche questa lentezza che permette alla tensione di accumularsi.
La mia esperienza personale
Guardare Scale e Serpenti subito dopo aver finito un master in Educazione è stato… quasi terapeutico. Come se la serie fosse lì per ricordarmi che tutto ciò che avevo studiato nei libri, partecipazione democratica, etica professionale, gestione scolastica, è bellissimo in teoria ma molto più complicato nella pratica.
Mi sono identificata con Dora. Non per la posizione, ma per la frustrazione. Per quella sensazione che ogni scelta giusta possa costarti qualcosa. E che a volte, per sopravvivere, devi imparare a perdere. O peggio: a scendere consapevolmente una scala che ti eri faticosamente costruita.
Questa serie non mi ha fatta piangere, ma mi ha lasciato in silenzio. Di quelli che arrivano quando capisci qualcosa di scomodo su te stessa. E sul mondo.





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