disponibile su Netflix
Per il quinto giorno del calendario ho scelto il folk horror, quel sottogenere che porta la paura lontano dalle città e la pianta nel terreno delle campagne, dei villaggi isolati, dei rituali antichi. È un orrore che nasce dal folklore, dalla religione, dalle tradizioni che sembrano innocue ma nascondono ombre inquietanti. E per raccontarlo ho scelto Apostolo (2018), film di Gareth Evans disponibile su Netflix, che prende l’eredità di The Wicker Man e la reinventa in chiave sanguinaria e viscerale.
Che cos’è il folk horror?
Rispetto al gotico (giorno 1), che abita castelli e coscienze individuali, il folk horror sposta l’attenzione sulla collettività: non un fantasma che ti osserva, ma un intero villaggio che ti guarda storto. Diverso dallo slasher (giorno 2), dove il male ha un volto preciso (Michael Myers), qui il male è diffuso, anonimo, radicato in una comunità che agisce all’unisono.
Non è possessione (giorno 3), in cui un corpo diventa il teatro dello scontro, ma piuttosto una terra intera, un’isola che chiede sacrifici. E se l’horror psicologico (giorno 4) chiudeva lo spazio in una stanza e in un rapporto malato, il folk horror spalanca i campi e li trasforma in prigioni rituali, dove la libertà individuale si dissolve nel gruppo.
Gli ingredienti tipici:
– un protagonista “estraneo” che arriva in una comunità isolata;
– tradizioni, culti e rituali che sembrano pittoreschi ma diventano minacciosi;
– la natura come forza viva e inquietante, madre e carnefice allo stesso tempo;
– il conflitto tra modernità e arcaico, tra individuo e collettività.
È un orrore che spesso non ha bisogno di mostri: basta una folla che sorride troppo, un rito che non capisci, un villaggio che ti guarda come intruso.
La trama di Apostolo
Thomas Richardson arriva su un’isola remota per salvare sua sorella, rapita da una setta religiosa che chiede un riscatto. Fingendosi un fedele, si infiltra nella comunità guidata dal carismatico Malcolm. Ma presto scopre che dietro le preghiere si nasconde un culto oscuro, che venera una dea imprigionata nella terra, nutrita di sangue umano.
La vicenda scivola rapidamente dal thriller alla follia rituale, con punizioni crudeli, visioni allucinate e un crescendo di violenza che diventa quasi fisico per lo spettatore.
Lettura critica
Apostolo è un film che mescola due anime: da un lato il folk horror classico (il villaggio, la setta, la natura divinizzata), dall’altro la brutalità visiva tipica di Gareth Evans (regista noto per l’action sanguinoso di The Raid).
Il risultato è disturbante: non solo per la violenza, ma per l’idea che la comunità, pur di sopravvivere, sia pronta a sacrificare individui, corpi, anime. Il villaggio diventa una prigione a cielo aperto, e la religione si trasforma in un meccanismo spietato che divora i suoi stessi fedeli.
Perché guardarlo a Halloween
Perché Apostolo porta in scena la paura ancestrale del “gruppo contro l’individuo”, il momento in cui ti accorgi che sei l’estraneo, l’eretico, il prossimo sacrificio. È un film che ti mette addosso l’inquietudine dei villaggi dove il tempo sembra fermo, ma sotto la superficie c’è sangue che scorre.
Curiosità
– Il film è stato girato in Galles, in location naturali che accentuano l’atmosfera arcaica e opprimente.
– Gareth Evans veniva dal cinema d’azione, e qui ha portato la stessa intensità fisica: alcune scene sembrano combattimenti coreografati, ma immersi nell’orrore.
– Apostolo è stato spesso definito “The Wicker Man incontra Saw”, per la fusione tra rituale folk e brutalità gore.





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