Questo film era nella mia lista da tempo. Una di quelle cose che sai che guarderai prima o poi, anche se continui a rimandare. Sapevo già che sarebbe stato un bel film, non nel senso rassicurante del termine, ma nel senso di qualcosa capace di spostarti un po’ dal tuo posto. Forse è anche per questo che ho aspettato. L’ho scelto in un giorno in cui avevo voglia di essere stimolata senza sentire il peso di un impegno, un film che si fidasse di chi guarda e non avesse fretta di piacere.
Attualmente è disponibile su Disney Plus, il che rende più facile recuperarlo se, come me, lo avevate lasciato a maturare nella lista e stavate solo aspettando il momento giusto per premere play.
La trama
La premessa è semplice solo in apparenza. Bella Baxter è una donna riportata in vita da uno scienziato eccentrico e da lì inizia un’esplorazione del mondo come se partisse da zero. Quello che potrebbe diventare un classico racconto di formazione prende invece una direzione diversa. Il film non vuole insegnare nulla né a Bella né allo spettatore. Osserva, accompagna, lascia che le esperienze si accumulino e che il disagio emerga senza essere spiegato.
Colpisce vedere come, man mano che Bella conquista autonomia, l’ambiente intorno a lei cambi atteggiamento. All’inizio è una curiosità, poi un oggetto di desiderio, infine una minaccia. Il suo percorso non è solo individuale, ma riflette strutture che si riorganizzano quando qualcuno esce dal ruolo previsto.
Regia e stile
Yorgos Lanthimos abbraccia l’artificialità senza esitazioni. Nulla cerca di sembrare naturale. I set ricordano delle maquette, le inquadrature deformano lo spazio, le interpretazioni sfiorano l’eccesso. Questo crea una distanza particolare. Non ci si dimentica mai di stare guardando un film e proprio per questo si inizia a notare come le idee vengano costruite. È un cinema che preferisce mostrare il meccanismo invece di nasconderlo, come se la forma fosse parte integrante del discorso.
Dal punto di vista visivo è opulento e straniante allo stesso tempo. I colori sono intensi, quasi irreali, ma riescono comunque a raccontare molto dei personaggi e dei mondi che attraversano. Non è una bellezza pensata per rassicurare, ma per provocare.
Dimensione sociale e umana
Senza dichiarazioni esplicite, il film parla molto di controllo, tutela e libertà. In particolare di come il corpo femminile venga spesso gestito, spiegato, autorizzato dagli altri. Bella attraversa questi spazi con una curiosità quasi ingenua e questo rende evidenti regole che funzionano solo finché nessuno le mette in discussione.
Il film non trasforma questo percorso in un discorso diretto. Si affida al disagio, alla ripetizione delle situazioni, al cambiamento degli sguardi intorno a lei. La critica nasce dall’accumulo, non dall’enunciazione.
Punti di forza e limiti
Il grande punto di forza è il coraggio estetico e narrativo. Pochi film recenti si concedono di essere così strani senza paura di allontanare una parte del pubblico. L’interpretazione di Emma Stone regge tutto il film con una dedizione impressionante, seguendo la trasformazione della protagonista in modo fisico, emotivo e quasi filosofico.
In alcuni momenti, però, il film sembra dilungarsi più del necessario, come se fosse troppo innamorato del proprio universo. Alcuni personaggi secondari sfiorano la caricatura, una scelta che può sembrare voluta, ma che non sempre funziona con la stessa intensità.
La mia esperienza
Sono uscita dal film colpita, ma non leggera. È uno di quei film che continuano a girarti in testa, che chiedono tempo per essere metabolizzati. Non è stata un’esperienza di immediata identificazione e forse è proprio questo che l’ha resa interessante. Non mi sono vista sullo schermo, ma mi sono ritrovata a pensare a quello che stavo guardando.
A chi lo consiglio
Lo consiglio a chi ama un cinema che gioca con la forma, a chi è interessato a storie di trasformazione che non seguono una linea retta, a chi accetta il disagio come parte dell’esperienza estetica. Non è un film da vedere per rilassarsi a fine giornata né per chi cerca una narrazione classica, ordinata e consolatoria. È per chi esce dalla visione con più domande che risposte e con la sensazione che qualcosa continui a risuonare, anche senza sapere bene cosa.




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