Ho scelto La favorita quasi per fiducia. Fiducia nel nome di Yorgos Lanthimos, ma anche in quella strana promessa che certi film fanno senza dirlo apertamente: quella di essere scomodi, ironici, profondamente politici pur parlando di un passato lontano. L’ho recuperato su Disney+, quasi per caso, in una di quelle sere in cui cerchi qualcosa che ti tenga sveglia, non che ti culli.
La trama
Il film è ambientato nell’Inghilterra del XVIII secolo e ruota attorno alla regina Anna e al rapporto instabile, ambiguo e strategico che si crea tra due donne della sua corte. Ma La favorita non è davvero interessato alla ricostruzione storica in senso classico. La Storia resta sullo sfondo, come un pretesto elegante, mentre al centro si muove qualcosa di molto più universale. Il potere, prima di tutto. Come si conquista, come si mantiene, come si scambia con l’affetto, con il corpo, con la promessa di una lealtà che raramente è disinteressata.
Non c’è eroismo, non c’è romanticizzazione. Tutti i personaggi si muovono secondo una logica di sopravvivenza emotiva e politica, spesso così simili nelle loro strategie da risultare quasi indistinguibili. Cambiano i ruoli, ma i meccanismi restano gli stessi.
Regia e stile
La regia è immediatamente riconoscibile e non cerca mai di nasconderlo. I grandangoli estremi deformano gli spazi, i movimenti di macchina sono stranianti, e la composizione dell’immagine trasforma il palazzo reale in un luogo opprimente, più simile a una trappola che a una residenza di potere. Il barocco non è decorazione, è pressione. Ogni corridoio sembra un campo di battaglia silenzioso, ogni stanza un luogo di negoziazione continua.
Lanthimos usa il linguaggio visivo per ricordarci costantemente che il potere non è mai stabile e che, molto spesso, chi lo esercita è anche chi appare più fragile, più esposto, più dipendente dagli altri.
È un film che racconta di donne che esercitano potere in un mondo che non è stato pensato per loro e lo fanno utilizzando gli strumenti disponibili, che non sono mai puri né rassicuranti. Intelligenza, seduzione, crudeltà, alleanze temporanee, compromessi continui.
Non esiste un giudizio morale chiaro e forse è proprio questa ambiguità a rendere il film così interessante. La favorita rifiuta l’idea di personaggi femminili esemplari. Le protagoniste sono complesse, contraddittorie, spesso apertamente detestabili e proprio per questo incredibilmente umane.
Cosa funziona
Funzionano le interpretazioni, tutte notevoli, ma soprattutto quella di Olivia Colman, capace di tenere insieme vulnerabilità e autorità senza mai farle sembrare incompatibili. Funziona la scrittura, affilata, ironica, a tratti crudele. Funziona il modo in cui il film utilizza il passato per parlare del presente senza bisogno di spiegazioni o ammiccamenti evidenti.
Cosa funziona meno
Lo stile può risultare eccessivo per alcuni spettatori. La distanza emotiva è una scelta precisa, ma non sempre facile da attraversare. È un film che non cerca empatia immediata e questo, inevitabilmente, può diventare un ostacolo per chi preferisce un coinvolgimento più diretto.
La mia esperienza
Ho riso spesso, ma sempre con addosso una sensazione di disagio. È uno di quei film che sembrano divertirsi mentre smontano, con precisione chirurgica, ogni idea romantica di potere, amore e lealtà.
A chi lo consiglierei
Lo consiglierei a chi ama il cinema che gioca con i generi, a chi è interessato a storie di potere raccontate da prospettive non convenzionali e a chi non ha bisogno di personaggi positivi per sentirsi coinvolto. La favorita è un film elegante e feroce che usa il passato per parlare del presente e lo fa con un’ironia che, anche dopo i titoli di coda, continua a farsi sentire.




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