Quando si arriva ai Trionfi dopo aver attraversato il Canzoniere, si ha la sensazione di assistere al tentativo di Petrarca di trasformare il proprio mondo interiore in qualcosa di più ordinato, più solenne, quasi più “epico”. È come se avesse guardato la Commedia di Dante e avesse pensato bene, adesso provo anch’io a costruire un viaggio allegorico, ma a modo mio, con la mia misura, la mia malinconia, i miei tormenti. I Trionfi nascono fra il 1348 e il 1374, quindi attraversano un lungo arco della vita del poeta, compresi anni segnati dalla morte di Laura e dalla peste. E questo peso emotivo si sente pagina dopo pagina.

Una visione allegorica in sei tappe

L’opera è divisa in sei parti: il Trionfo dell’Amore, della Pudicizia, della Morte, della Fama, del Tempo e dell’Eternità. Già dai titoli si capisce che Petrarca sta provando a raccontare un viaggio che parte dalle passioni umane e arriva fino al divino. Un percorso dall’instabilità alla quiete, dalla carne allo spirito. Una scalata morale e metafisica.

Ogni Trionfo è costruito in terzine, proprio come nella Commedia, ma il tono è completamente diverso. Dove Dante corre deciso e visionario, Petrarca cammina con passo più raccolto, più meditativo, quasi timido. L’andamento è lento, simbolico, pieno di immagini che sembrano dipinte più che narrate.

La trama

Il filo che tiene insieme i Trionfi è un movimento costante verso l’alto, ma sempre attraversato dall’ombra di Laura. Nel Trionfo dell’Amore, per esempio, l’amore domina tutto e trascina con sé anche il poeta, che non riesce a opporsi alla forza della passione. Nel Trionfo della Pudicizia, invece, la figura di Laura entra come presenza morale, come purezza che tempera il desiderio. Poi arriva la Morte, che spezza ogni legame terreno, e questa parte è tra le più intense, perché Petrarca sembra rivivere il momento in cui ha perso Laura davvero.

La Fama prova a consolare, indicando la possibilità di sopravvivere attraverso il ricordo e la gloria. Ma il Tempo arriva subito dopo e ridimensiona tutto, ricordando che anche la fama è fragile. L’unico approdo stabile è il Trionfo dell’Eternità, in cui Petrarca immagina l’incontro definitivo con ciò che non passa. È un finale che tenta di dare pace a una vita piena di inquietudini.

Laura come ponte tra umano e eterno

Così come nel Canzoniere, anche nei Trionfi Laura non è solo memoria affettiva. È figura che guida l’ascesa, simbolo della purezza che resiste al tempo, presenza che attraversa i quadri allegorici senza mai perdersi. Petrarca la vede ora come donna, ora come immagine spirituale, ora come esempio morale. È lei che porta luce nelle parti più dure dell’opera, soprattutto nel passaggio dalla Morte alla Fama.

La forma

Nei Trionfi si sente chiaramente che Petrarca si trova a metà tra due epoche. Usa ancora un gusto figurativo medievale, pieno di simboli e personificazioni, quasi come se stesse dipingendo affreschi più che raccontando una storia. Ma allo stesso tempo cerca una chiarezza nuova, più umanistica, più legata alla riflessione interiore.

Il risultato è un’opera che affascina e mette alla prova allo stesso tempo. Alcuni momenti sono luminosi, altri sembrano più statici, come se il poeta fosse combattuto fra il desiderio di imitare il respiro grande di Dante e la sua naturale inclinazione alla misura e all’introspezione.

Perché leggere i Trionfi

Non sono l’opera più immediata di Petrarca, questo è vero. Ma sono un tassello indispensabile per capire il suo percorso. Nei Trionfi si vede il suo tentativo di prendere il caos emotivo del Canzoniere e trasformarlo in un sistema, in un cammino, in una visione universale. È come vedere la sua mente mentre prova a dare forma al tempo, alla memoria, alla morte, al desiderio di non svanire.

E proprio perché non riesce a essere grandioso come Dante, l’opera diventa ancora più interessante. Perché è umana, fragile, piena di tentativi. E alla fine, anche se a volte appare discontinua, lascia un’impressione chiara: quella di un uomo che cerca, instancabilmente, la strada per l’eternità.

2 risposte a “Trionfi “

  1. Non conoscevo affatto quest’opera, grazie mille per averne scritto così piacevolmente (come sempre)! 🙏👏🏻👏🏻

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  2. Grazie a te! È un’opera un po’ laterale rispetto al Canzoniere, ma proprio per questo mi incuriosiva. Sono felice se ti ho fatto scoprire qualcosa di nuovo 😊

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