Con La custode dei segreti di Jaipur il secondo volume della trilogia di Alka Joshi ho avuto proprio questa sensazione di rientrare in un luogo familiare e allo stesso tempo rinnovato come se la città volesse mostrarmi una parte di sé che avevo mancato la prima volta.
La trama
Siamo nel 1969, molti anni dopo gli eventi del primo libro. Lakshmi vive a Shimla, conduce una vita equilibrata accanto al marito, coltiva erbe medicinali e rimane una figura di riferimento per Malik, che nel frattempo è diventato un giovane adulto educato, curioso e ambizioso. È lui, questa volta, a prendere il centro della scena.
Malik torna a Jaipur per lavorare nel settore edilizio in un momento in cui la città sogna modernità, prestigio e grandi progetti architettonici. Il simbolo più appariscente di questo entusiasmo è un nuovo cinema, costruito per incarnare la promessa di un futuro più luminoso. Durante la serata inaugurale, però, la struttura crolla, lasciando dietro di sé confusione, paura e interrogativi che nessuno può ignorare.
Da qui il romanzo si apre come un ventaglio. Malik entra in contatto con responsabilità, privilegi, silenzi e verità scomode. Ogni incontro sembra custodire un pezzo di un puzzle sociale ed emotivo più grande. E lui è costretto a interrogarsi su quanto è disposto a vedere davvero e su cosa significa, per lui, rischiare la propria integrità.
Il contesto storico e letterario
Gli anni sessanta in India rappresentano un momento di trasformazione. Il paese vuole reinventarsi e affermare una nuova identità ma continua a essere attraversato da strutture sociali radicate come la divisione in caste i ruoli di genere e la distribuzione diseguale del potere. Il romanzo non spiega queste dinamiche in modo didattico le lascia emergere nella vita quotidiana nelle scelte dei personaggi e nei conflitti che nascono tra ciò che si sogna e ciò che realmente si può.
La narrazione si avvicina a un realismo sensibile che non rinuncia ai dettagli emotivi pur rimanendo attento ai meccanismi sociali. La scelta di spostare l attenzione da Lakshmi a Malik amplia lo sguardo della trilogia e permette di esplorare la tensione tra una nuova generazione desiderosa di cambiamento e un sistema che resiste al mutamento.
Lo stile
La prosa di Joshi mantiene quella qualità sensoriale che avevo amato nel primo volume. Jaipur e Shimla prendono vita attraverso colori profumi atmosfere che sembrano uscire dalle pagine. La differenza è che qui l autrice abbandona un po’ l intimismo del passato e lascia che la narrazione si dilati toccando temi più collettivi come la corruzione la responsabilità e il costo sociale del progresso.
C’è un equilibrio costante tra dolcezza e inquietudine tra scene domestiche luminose e momenti di tensione che rivelano quanto fragile possa essere l idea di modernità quando non è sostenuta da giustizia e trasparenza.
Dal punto di vista letterario il percorso di Malik può essere letto come un Bildungsroman sociale. La sua crescita non riguarda solo la maturazione interiore ma la capacità di vedere con lucidità il sistema che lo circonda riconoscendo allo stesso tempo i propri privilegi e le proprie vulnerabilità.
Sul piano sociologico il crollo del cinema diventa una metafora della fragilità delle strutture che pretendono di rappresentare il progresso. Quando un edificio cade ci si accorge immediatamente di chi possiede il potere e di chi invece paga le conseguenze. Il romanzo usa questo evento per interrogare il lettore e per mostrare che la modernità non è un fatto architettonico ma un processo etico.
Cosa ho apprezzato
- L ambientazione di Jaipur descritta con un equilibrio perfetto tra bellezza e disillusione.
- La crescita di Malik che diventa un personaggio tridimensionale ricco di dubbi e intuizioni.
- La capacità dell autrice di intrecciare storia personale e critica sociale senza appesantire il testo.
- La tensione narrativa che nasce dal mistero del crollo e si mescola alla dimensione emotiva.
Cosa mi ha convinta un po’ meno
- In alcuni momenti la trama appare troppo densa di eventi e personaggi e la narrazione perde un po’ di respiro.
- Alcuni personaggi secondari avrebbero meritato un approfondimento maggiore soprattutto quelli che incarnano mondi sociali opposti.
- Certe svolte narrative sfiorano il melodramma e rischiano di semplificare conflitti che avevano grande potenziale.
La mia esperienza
Leggere questo libro è stato come rivedere una città amata e notare per la prima volta le sue crepe. Mi ha colpito il modo in cui Joshi riesce a raccontare crescita responsabilità e desiderio di giustizia senza mai perdere la delicatezza dello sguardo.
La sensazione finale è quella di aver attraversato una soglia insieme ai personaggi. Una soglia in cui la modernità non è un traguardo ma un cammino incerto e faticoso. E forse proprio per questo il romanzo continua a risuonare anche dopo l ultima pagina.





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