Leggere L’isola del tesoro è stato diverso dal solito, perché questa volta non sono entrata nel libro da sola, ma ci sono arrivata passando attraverso mio figlio, che lo ha letto prima di me e che ha un’età in cui la lettura è ancora molto fisica, molto immediata, fatta di entusiasmo, di immersione, di un rapporto diretto con la storia.

Ed è proprio lì che il libro funziona subito. Non c’è bisogno di spiegare troppo, non c’è bisogno di accompagnare ogni passaggio, perché l’avventura prende forma da sola, e quello che per me è costruzione narrativa, per lui è semplicemente movimento, scoperta, tensione.

Contesto

L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson esce nel 1883 e costruisce uno dei modelli più riconoscibili del romanzo d’avventura, quello che ancora oggi immaginiamo quando pensiamo a pirati, mappe, viaggi e isole lontane.

È un libro che non nasce per educare in modo diretto, ma che finisce comunque per accompagnare una crescita, solo che lo fa attraverso l’esperienza, il rischio, l’azione, e non attraverso regole da interiorizzare.

Trama

La storia segue Jim Hawkins, un ragazzo che si ritrova coinvolto quasi per caso in una spedizione alla ricerca di un tesoro nascosto, dopo aver trovato una mappa che apre una possibilità completamente nuova.

Da quel momento il racconto si muove continuamente, tra viaggi, incontri, tensioni, tradimenti, e costruisce un percorso in cui Jim cresce non perché qualcuno gli spiega cosa fare, ma perché si trova dentro situazioni che lo costringono a decidere.

E qui è stato interessante osservare mio figlio mentre leggeva.

Quello che per me era ambiguità, per lui era suspense, quello che per me era costruzione del personaggio, per lui era fiducia o diffidenza immediata, soprattutto con Long John Silver, che lo affascinava e lo metteva in allerta allo stesso tempo, senza bisogno di analizzarlo.

La sua lettura era tutta dentro l’azione, dentro il “cosa succede dopo”, mentre io tendevo a fermarmi, a osservare come la storia veniva costruita.

E questa distanza dice molto del libro.

Stile

La scrittura è chiara, dinamica, costruita per accompagnare il movimento della storia, e proprio per questo riesce a funzionare su più livelli, perché permette una lettura immediata, quasi istintiva, ma lascia anche spazio a una lettura più lenta.

Cosa mi è rimasto

Mi è rimasto soprattutto questo doppio sguardo, il fatto di leggere il libro e allo stesso tempo vedere come veniva letto accanto a me.

Mio figlio era completamente dentro la storia, senza distanza, senza bisogno di interpretare, mentre io mi muovevo tra coinvolgimento e osservazione, e questo ha reso la lettura più ricca, quasi sdoppiata.

E mi ha ricordato che ci sono libri che non hanno bisogno di essere spiegati per funzionare, perché parlano direttamente a chi legge.

Cosa mi ha convinto meno

Alcuni passaggi iniziali possono risultare più lenti, soprattutto per chi è abituato a un ritmo più immediato, e anche mio figlio all’inizio ha avuto bisogno di un piccolo tempo per entrare davvero nella storia.

Ma una volta superata quella soglia, il libro scorre senza difficoltà.

La mia esperienza

È stata una lettura condivisa anche senza leggerla insieme nello stesso momento, perché il libro continuava a circolare tra noi, nei commenti, nelle reazioni, nei piccoli dettagli che lui raccontava e che io poi ritrovavo.

E in questo senso è stata una lettura meno solitaria del solito, più aperta, più dialogata.

Lo consiglierei?

Sì, senza esitazioni, direi intorno ai nove o dieci anni, proprio perché è un’età in cui il desiderio di avventura è ancora molto presente e il libro riesce a intercettarlo senza bisogno di adattarsi troppo.

È una storia che coinvolge subito, che tiene alta l’attenzione, e che allo stesso tempo lascia qualcosa che resta anche dopo, senza mai risultare pesante o forzata.

E forse è proprio questo il suo punto di forza, il fatto che riesce a funzionare pienamente già al primo livello, ma senza esaurirsi lì.

9 risposte a “L’isola del tesoro”

  1. Una storia che può sembrare semplice, ma che invece chiede di farsi raccontare. Ho un bel ricordo, soprattutto per uno dei primi esempi di tridimensionalià vera e spessore psicolofico dell’antagonista.

    Piace a 2 people

    1. Credo proprio in quella cosa lì, che le persone non siano mai solo buone o solo cattive, e nel libro si sente tanto. Lui ti mette sempre un po’ in bilico, e forse è anche per questo che resta così impresso. Mio figlio lo viveva d’istinto, a volte si fidava e un attimo dopo no, senza pensarci troppo. Io invece ci giravo intorno, cercando di capirlo. E alla fine è bello anche per questo, perché ognuno ci vede qualcosa di diverso ma ci ritroviamo comunque a parlarne.

      Piace a 1 persona

  2. Altra lettura che mi riporta indietro nel tempo 😊 era il mio genere preferito

    Piace a 1 persona

    1. Che bello! mi fa davvero piacere che ti abbia riportato indietro così. Si sente quando un genere è stato “casa” per un periodo, no? Ti rimane addosso anche dopo, in un modo difficile da spiegare.

      Piace a 1 persona

      1. È il bagaglio che ti sei costruito nel tempo e che ti rimane per sempre.

        Piace a 1 persona

  3. L’isola del tesoro è un grande classico che ancora oggi risulta molto moderno e piacevole da leggere.

    Piace a 2 people

    1. Sì, è vero, anch’io l’ho sentito così. Ha qualcosa che non invecchia, scorre bene anche adesso e ti prende senza sforzo. E poi sotto c’è più di quello che sembra, anche se non lo cerca mai in modo esplicito

      Piace a 1 persona

  4. Che ricordi mi hai suscitato! Questo romanzo insieme a “La freccia nera” é uno dei libri che ho letto insieme a mia mamma e a mio fratello quando avevo più o meno l’età di tuo figlio. D’estate, quando in settembre ci attardavamo in montagna ma le serate erano più buie e solitarie perché gli altri villeggianti erano già partiti, dopo cena leggevamo un romanzo di avventure, un tanto ogni sera, ad alta voce, facendo girare il libro. Al di là della trama sono stati momenti bellissimi. 🤗

    Piace a 1 persona

    1. Che immagine bellissima mi hai regalato! E il libro che passa di mano in mano… è una cosa che mi fa una tenerezza enorme. Alla fine la storia conta, ma sono quei momenti lì che restano davvero. Grazie per averlo condiviso, mi è arrivato tanto.

      "Mi piace"

Scrivi una risposta a The Butcher Cancella risposta

In voga