Sembrava una storia d’amore, ma anche una storia sul vivere quando il proprio desiderio non ha ancora un linguaggio pubblico sicuro, quando amare significa anche misurare ogni gesto, ogni parola, ogni possibilità di futuro.

Il romanzo è uscito in inglese nel 2020 con il titolo Swimming in the Dark ed è il debutto letterario di Jędrowski. In Italia è stato pubblicato da Edizioni e/o come Nuotare nel buio. La storia è ambientata nella Polonia dei primi anni Ottanta, in un momento di crisi del regime comunista, e segue l’amore tra due giovani uomini, Ludwik e Janusz, destinati a trovarsi sempre più lontani anche per le loro scelte politiche.

La trama

Siamo in Polonia, nel 1980. Ludwik Głowacki è un giovane prossimo alla laurea, inquieto, disilluso, già attraversato da quella sensazione di non appartenere del tutto al mondo che lo circonda. Durante un campo agricolo estivo incontra Janusz, e tra loro nasce un amore che all’inizio sembra quasi sospeso fuori dalla storia. Nuotano in un lago appartato, leggono libri proibiti, si cercano, si scoprono, e per un momento la natura sembra offrire uno spazio in cui il corpo può esistere senza dover continuamente chiedere permesso.

Quando l’estate finisce, però, i due tornano a Varsavia, e la realtà politica rientra nella loro vita con tutto il suo peso. Ludwik e Janusz non sono soltanto due ragazzi innamorati. Sono due persone che cominciano a immaginare la sopravvivenza in modi diversi. Ludwik sente sempre più forte il bisogno di una vita vera, non costruita sulla paura. Janusz, invece, sembra cercare una forma di sicurezza dentro il sistema, accettando compromessi che diventano sempre più difficili da guardare senza dolore.

La storia d’amore, così, non viene raccontata come un rifugio puro e separato dal mondo. Il sentimento esiste, è forte, è fisico, è tenero, ma viene continuamente attraversato dalla politica, dalla paura, dall’ambizione, dalla necessità di scegliere chi si vuole essere quando intorno tutto invita a restare zitti.

Il contesto storico e letterario

Il romanzo si colloca nella Polonia degli anni Ottanta, un periodo segnato da tensioni politiche, controllo sociale e crescente insofferenza verso il regime. Jędrowski non trasforma questo contesto in una lezione di storia, e questa è una delle cose che ho apprezzato. La politica entra attraverso le stanze, le conversazioni, le carriere, i favori, le paure quotidiane. Si sente nel modo in cui le persone imparano a dire alcune cose a bassa voce e a tenerne altre completamente nascoste.

Da un punto di vista letterario, Nuotare nel buio dialoga chiaramente con la tradizione del romanzo di formazione e del romanzo d’amore queer. C’è un giovane protagonista che scopre il desiderio, il corpo, la possibilità di essere amato, ma questa scoperta avviene in un ambiente che non gli offre modelli, protezione, riconoscimento. La crescita, quindi, non è solo sentimentale. È anche politica, perché capire chi si ama significa capire quale posto il mondo è disposto a concedere a quell’amore.

Il libro richiama anche una certa malinconia dei grandi amori impossibili, ma lo fa con un’attenzione molto contemporanea alla vulnerabilità delle persone queer dentro società che chiedono conformità. Non si tratta solo di omofobia individuale. Il romanzo mostra una rete più sottile, fatta di silenzi, opportunismo, reputazione, famiglia, lavoro, appartenenza. A volte il controllo più efficace non ha bisogno di gridare. Basta che tutti sappiano cosa non deve essere detto.

La scrittura e lo stile

La scrittura di Jędrowski è lirica, molto sensoriale, piena di luce, acqua, pelle, caldo, vegetazione, strade di Varsavia, stanze chiuse. C’è una bellezza quasi tattile nel modo in cui racconta l’estate di Ludwik e Janusz, come se quei giorni fossero conservati nella memoria con una nitidezza dolorosa. Il lago, in particolare, diventa uno spazio simbolico molto forte. Nell’acqua i corpi sembrano più liberi, meno sorvegliati, meno obbligati a recitare.

La voce narrante ha il tono di una confessione rivolta a qualcuno che è stato amato e perduto. Questo rende il romanzo molto intimo. Ludwik racconta come se stesse tornando indietro, cercando di capire il momento esatto in cui qualcosa si è spezzato, ma anche sapendo che certe fratture non hanno un unico momento. A volte un amore finisce perché fuori c’è troppa pressione, a volte perché due persone scelgono due modi diversi di avere paura.

Lo stile può sembrare semplice, ma è una semplicità costruita con cura. Jędrowski non ha fretta. Lascia che l’atmosfera si depositi. La sensualità non è mai solo decorativa, perché il corpo nel romanzo è anche il luogo in cui si sente la libertà possibile e la sua mancanza. Toccare qualcuno, guardarlo, nuotare accanto a lui, leggere con lui un libro proibito, tutto assume un valore più grande perché niente è davvero garantito.

Una lettura teorica e sociologica

Dal punto di vista della teoria letteraria, Nuotare nel buio lavora molto sulla memoria. Il racconto nasce da uno sguardo retrospettivo, e questo significa che ogni scena è già attraversata dalla perdita. Ludwik non racconta solo ciò che è accaduto. Racconta ciò che continua a tornare, ciò che non si lascia archiviare. La memoria qui non è un archivio ordinato, è una corrente che riporta a galla immagini, frasi, corpi, esitazioni.

Dal punto di vista sociologico, il romanzo mostra quanto il desiderio sia influenzato dalle condizioni materiali e politiche. Amare non avviene nel vuoto. Si ama dentro una lingua, dentro una città, dentro un sistema di sorveglianza, dentro aspettative familiari, dentro possibilità economiche. Ludwik e Janusz non vivono lo stesso amore nello stesso modo perché non immaginano la libertà nello stesso modo.

Mi ha interessata molto anche il modo in cui il libro racconta il compromesso. Janusz non è semplicemente un antagonista sentimentale. È una figura più complessa, forse proprio per questo più dolorosa. Il suo desiderio di sicurezza, di riconoscimento, di avanzamento sociale, lo avvicina a un sistema che chiede rinunce molto intime. Il romanzo lascia intuire quanto possa essere seducente la promessa di protezione, soprattutto quando la libertà sembra lontana e fragile.

Punti positivi

Il punto più forte del libro, per me, è l’atmosfera. Jędrowski riesce a creare un contrasto molto intenso tra la bellezza dell’amore nascente e la durezza del mondo che lo circonda. Le scene al lago hanno una forza particolare, perché sembrano appartenere a un tempo sospeso, quasi rubato.

Ho apprezzato anche la delicatezza con cui il romanzo racconta il desiderio queer. Non lo riduce a sofferenza, anche se la sofferenza c’è. Prima di tutto c’è il piacere di riconoscersi, di essere visti, di scoprire che il proprio corpo può essere desiderato senza vergogna. Questa parte mi è sembrata molto bella, perché restituisce dignità e pienezza a un amore che il mondo intorno vorrebbe rendere invisibile.

Un altro punto positivo è il modo in cui la politica resta sempre intrecciata alla vita quotidiana. Il romanzo fa capire che i sistemi oppressivi non agiscono solo nelle grandi decisioni storiche, ma anche nelle piccole scelte, negli inviti a cena, nei lavori concessi, nelle carriere favorite, nei silenzi richiesti.

Punti negativi

In alcuni momenti il romanzo può sembrare molto malinconico, quasi avvolto da una tristezza già annunciata. Chi cerca una narrazione più imprevedibile potrebbe sentire che la traiettoria emotiva è abbastanza chiara fin dall’inizio. C’è una bellezza in questa inevitabilità, ma a tratti può dare la sensazione che il libro sappia già troppo bene dove vuole portarci.

Un altro possibile limite è che Janusz resta, in parte, filtrato dallo sguardo di Ludwik. Questo è coerente con la forma del romanzo, perché leggiamo una memoria, una ferita, una lettera emotiva più che una ricostruzione neutra. Però, proprio per questo, mi è rimasta la curiosità di capire di più il suo mondo interiore, non per giustificarlo, ma per sentire meglio la paura e il desiderio che guidano le sue scelte.

La mia esperienza di lettura

Leggere Nuotare nel buio è stato come entrare in una storia molto dolce sapendo, quasi da subito, che quella dolcezza avrebbe dovuto attraversare qualcosa di più grande di lei. Mi ha colpita il modo in cui il libro racconta l’amore giovane, quella fase in cui tutto sembra assoluto perché non è ancora stato consumato dalle spiegazioni, dalle strategie, dai compromessi degli adulti.

Mi sono affezionata a Ludwik, alla sua inquietudine, alla sua fame di verità, anche quando questa verità lo lascia più solo. Ho sentito molto forte il dolore di chi capisce che amare qualcuno non basta sempre, soprattutto quando l’altra persona cerca salvezza in un luogo che per te assomiglia a una prigione.

Alla fine, il titolo mi è sembrato bellissimo. Nuotare nel buio contiene l’immagine fisica dell’acqua, ma anche quella più profonda di chi prova ad andare avanti senza vedere bene la riva. È un romanzo sul primo amore, certo, ma anche sulla libertà, sulla paura, sulla memoria e su tutte quelle vite che hanno dovuto imparare a esistere in spazi stretti, inventando luce dove il mondo continuava a spegnerla.

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