Ho scelto Una ragazza sola praticamente per caso. Mi è comparso su Amazon e l’e-book era gratuito e continua a esserlo. Immagino sia una strategia per farci entrare nella serie e poi lasciarci lì, emotivamente coinvolti, pronti a comprare tutti i volumi successivi. Onestamente, potrebbe funzionare.

Non conoscevo Blake Pierce e non stavo cercando proprio questo titolo. Mi piacevano la copertina, la trama sembrava scorrevole e la parola “gratis” ha fatto il resto.

Poi io ho un debole per le storie di investigazione, i profili criminali, l’FBI e tutto quell’universo da serie poliziesca americana. Quindi ho pensato che poteva essere una lettura carina, magari semplice, magari un po’ prevedibile, ma divertente.

Alla fine è andata esattamente così, e devo dire che mi sono divertita parecchio.

La trama

Ella Dark ha ventinove anni ed entra nell’Unità di Analisi Comportamentale dell’FBI. Ha una memoria quasi fotografica e sa praticamente tutto sui serial killer. Ha passato anni a studiare casi, metodi, vittime e dettagli che per la maggior parte delle persone sembrerebbero insignificanti.

Il punto è che conoscere tutto sui criminali sulla carta è una cosa, trovarsi davvero davanti a una serie di omicidi è tutta un’altra storia. Quando viene mandata in Louisiana per lavorare a un nuovo caso, Ella deve capire se riesce davvero a usare tutta quella conoscenza nel mondo reale. E ovviamente non è semplice, perché le persone non seguono sempre gli schemi e le indagini non funzionano come nei libri.

In più, lei è giovane, è nuova nella squadra e deve anche dimostrare di meritarsi quel posto. Quindi c’è il caso da risolvere, la pressione dei colleghi e quella sensazione costante che qualcuno stia aspettando un suo errore.

Una ragazza sola, è il primo libro della serie dedicata a Ella Dark. È il volume che ci presenta la protagonista, il suo modo di ragionare e il motivo per cui è così ossessionata dai serial killer.

Non dico altro, perché è uno di quei thriller in cui è molto più divertente entrare senza sapere troppo e iniziare a collegare gli indizi insieme a lei.

La struttura televisiva

La prima cosa che ho pensato mentre leggevo è stata questa. Sembra di guardare un episodio di Criminal Minds. Ci sono capitoli brevi, scene veloci, indizi che arrivano uno dopo l’altro, momenti di tensione, spostamenti tra luoghi diversi e una squadra che cerca di arrivare al criminale prima che succeda qualcosa di peggio.

Leggendo, riuscivo quasi a immaginare i cambi di scena, la musica inquietante, la lavagna con le foto, i profili psicologici e la squadra che entra nella stanza con aria molto seria.

Per me questa somiglianza è stata un punto positivo.

Certo, se qualcuno cerca un thriller molto introspettivo, lento e letterariamente complesso, forse questo libro può sembrare semplice. Io in quel momento volevo proprio una lettura così. Qualcosa che mi prendesse subito, senza troppe preparazioni.

Il thriller poliziesco e la sua formula

Una ragazza sola appartiene a quella tradizione del thriller poliziesco in cui il lettore segue l’indagine quasi passo dopo passo.

Il genere poliziesco esiste da molto tempo e ha assunto forme molto diverse. Ci sono i romanzi costruiti attorno a un enigma, quelli più psicologici, il noir, le storie investigative, i thriller forensi e i procedurali.

Qui siamo molto vicini al procedurale americano. L’indagine non dipende solo da un detective geniale che osserva una traccia e capisce tutto improvvisamente. Ci sono interrogatori, rapporti, analisi, profili criminali, spostamenti, errori e confronti tra colleghi.

Naturalmente tutto è reso più veloce per mantenere il ritmo. Nella vita reale, immagino che una buona parte del lavoro investigativo sia molto meno cinematografica e includa ore passate a leggere documenti, compilare moduli e aspettare risultati.

Per fortuna, il romanzo ci risparmia gran parte della burocrazia.

Questa struttura funziona bene perché è familiare. Anche chi non legge molti thriller probabilmente ha già visto qualcosa di simile in televisione. Il libro utilizza un linguaggio narrativo che conosciamo già, e proprio per questo è facile entrare nella storia.

Il fascino dei serial killer

Una cosa che mi interessa molto in questo genere è il modo in cui i serial killer vengono trasformati in personaggi culturali.

Alcuni criminali diventano famosissimi. Le persone conoscono i loro metodi, i soprannomi, le abitudini e perfino le frasi che hanno detto. Le vittime, invece, spesso rimangono molto meno presenti nella memoria collettiva.

Ella ha studiato questi casi per anni, e il libro usa questo suo repertorio come parte fondamentale della storia.

È interessante perché mostra quanto il crimine sia diventato anche un prodotto narrativo. Documentari, podcast, serie, libri e film trasformano casi reali in storie da seguire.

Io stessa leggo thriller e guardo serie criminali, quindi non sto fingendo di essere fuori da questo meccanismo. Però credo sia utile mantenere un po’ di attenzione su quello che succede.

Quando la narrazione si concentra troppo sull’intelligenza, sul metodo o sulla teatralità del criminale, esiste il rischio di renderlo più affascinante di quanto dovrebbe essere.

Il libro gioca con questo fascino e, in alcuni momenti, ci entra completamente.

La scrittura di Blake Pierce

La scrittura è molto diretta. Le descrizioni sono brevi e servono soprattutto a creare rapidamente l’atmosfera. I dialoghi portano avanti l’azione e i capitoli non si fermano molto sulle riflessioni.

Non ho trovato frasi particolarmente memorabili o una prosa che mi facesse fermare per apprezzare la scelta delle parole. Però non credo che questo fosse l’obiettivo. Blake Pierce vuole che il lettore continui.

La lingua è semplice, visiva e costruita per creare ritmo. Sembra quasi una sceneggiatura trasformata in romanzo. Questo rende il libro accessibile e facile da leggere, anche quando il tema è pesante.

A volte avrei voluto più profondità, soprattutto nei momenti emotivi. Alcune scene passano molto velocemente e non lasciano un grande peso.

Per una lettura di intrattenimento, comunque, lo stile funziona.

La mia esperienza

Io ho adorato il libro fin dall’inizio. È stata una lettura molto leggera, scorrevole e facile da visualizzare.

Mi sembrava davvero di guardare un episodio di Criminal Minds. Per me questo è stato il modo migliore per descrivere l’esperienza.

Non sono rimasta scioccata dalle svolte della trama e alcune cose mi sono sembrate prevedibili, però mi sono divertita. Il ritmo era buono, Ella mi piaceva e continuavo ad avere voglia di leggere. È uno di quei libri che non considero perfetti, ma che fanno bene il lavoro per cui li ho scelti.

Alla fine ho anche voglia di continuare la serie, quindi la strategia dell’e-book gratuito probabilmente ha funzionato davvero.

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