Entrare in Ciondolino dopo Novelle della nonna per me è stato un passaggio curioso, quasi brusco ma nel modo giusto. Da una parte lasciavo un libro pieno di ombre, castelli, leggende raccontate a bassa voce, con quella sensazione costante che qualcosa di inquietante potesse emergere da un momento all’altro. Dall’altra mi sono ritrovata in una storia molto più luminosa, movimentata, quasi giocosa. Eppure, leggendo, mi sono accorta abbastanza in fretta che quella leggerezza era solo il modo scelto da Luigi Bertelli per far entrare i bambini dentro qualcosa di molto più strutturato, e sorprendentemente anche molto istruttivo.
La cosa più bella è che questo l’ho capito ancora meglio guardando mio figlio mentre lo leggeva. All’inizio era attratto soprattutto dall’idea assurda e divertente di un bambino che diventa una formica, che onestamente è già un ottimo punto di partenza quando hai davanti un piccolo lettore. Poi però ha iniziato a farmi domande vere sulle formiche, su come vivono, su cosa fanno le regine, su come comunicano tra loro. A un certo punto mi ha detto che non pensava fossero “così organizzate”, e credo che questa frase dica molto su quanto il libro riesca ancora oggi a fare bene il suo lavoro senza sembrare una lezione travestita da romanzo.
Contesto
Pubblicato nel 1893, Ciondolino arriva in un momento interessante per la letteratura per l’infanzia italiana. Dopo libri molto esplicitamente educativi come Cuore e dopo mondi più fiabeschi e oscuri come quelli di Novelle della nonna, questo romanzo sembra scegliere una strada diversa, più libera e mobile, in cui fantasia, avventura e osservazione scientifica convivono in modo molto naturale.
Ed è proprio questo equilibrio che mi ha sorpresa. Non rinuncia all’idea di insegnare qualcosa, ma lo fa attraverso la curiosità invece che attraverso la morale esplicita, e secondo me questa è una differenza enorme.
Trama
Il protagonista è Ciondolino, un bambino vivace, distratto e poco incline allo studio, uno di quei personaggi che all’inizio sembrano esistere soprattutto per creare piccoli guai quotidiani.
Dopo aver disturbato un formicaio e dopo aver espresso quasi per gioco il desiderio di diventare una formica, succede davvero. Si ritrova improvvisamente trasformato e catapultato in un mondo completamente diverso dal suo.
Da quel momento il romanzo segue la sua esplorazione del microcosmo degli insetti. Ciondolino osserva la vita delle formiche, scopre la loro organizzazione rigidissima, il lavoro continuo, i ruoli precisi all’interno della colonia. Successivamente incontra anche altri insetti e il libro si allarga sempre di più verso una vera esplorazione del mondo naturale.
Quello che funziona è che questa dimensione educativa non interrompe mai il racconto. Rimane sempre dentro l’avventura, dentro lo stupore del protagonista che guarda tutto per la prima volta.
Stile
La scrittura è molto semplice e scorrevole, ma non banale. Ha un ritmo rapido che funziona bene con i bambini, soprattutto perché mantiene sempre vivo il senso di scoperta.
E poi ci sono le illustrazioni antiche, che mio figlio ha adorato quasi quanto la storia. Si fermava spesso a guardarle, faceva domande anche partendo da quelle immagini, e devo dire che hanno un fascino particolare. Hanno quel tratto un po’ datato che per un adulto può sembrare nostalgico, ma per lui era semplicemente qualcosa di bello e curioso da osservare.
Mi ha fatto sorridere vedere quanto si soffermasse su dettagli che io avrei probabilmente superato più velocemente.
Cosa mi è rimasto
Mi è rimasta soprattutto questa idea molto semplice e bellissima, che per capire davvero qualcosa a volte bisogna cambiare prospettiva in modo radicale.
Diventare minuscoli, rallentare, guardare da vicino ciò che normalmente ignoriamo.
E mi è rimasto anche l’entusiasmo di mio figlio, che dopo aver letto il libro ha iniziato a osservare le formiche con un’attenzione completamente nuova. Credo che pochi libri per ragazzi riescano ancora a creare questo passaggio così immediato tra lettura e curiosità reale.
Lo consiglierei a un bambino di oggi?
Sì, lo consiglierei! Lo vedo molto bene per bambine e bambini curiosi, soprattutto quelli che amano gli animali, la natura o i libri che mescolano avventura e scoperta. Per chi è abituato solo a storie molto rapide o estremamente contemporanee potrebbe richiedere un piccolo accompagnamento iniziale.
Secondo me funziona particolarmente bene intorno agli otto o nove anni, soprattutto se c’è spazio anche per guardare insieme le illustrazioni e lasciare che il libro apra conversazioni che vanno oltre la storia.
E forse è proprio questo che mi ha colpita di più. È un libro di più di un secolo fa che è ancora capace di far venire voglia di osservare meglio il mondo sotto i nostri piedi.




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